INGVCENTRO​NAZIONALE​TERREMOTI
Sala Sismica

Guida al Sito

Guida al sito

Non appena si verifica un terremoto i segnali sismici che esso produce vengono registrati dalla Rete Sismica Nazionale e vengono immediatamente analizzati dal personale in turno, 24 ore su 24, nella Sala Sismica dell’INGV di Roma. Il terremoto viene localizzato, calcolando le coordinate geografiche e la profondità, e viene stimato quanto grande è tramite la magnitudo Richter (magnitudo locale ML). Per ciascun terremoto viene creata una pagina informativa con tutte le informazioni disponibili. Tali pagine sono suscettibili di modifiche non appena sono disponibili nuovi dati. Contribuiscono alla localizzazione degli eventi sismici anche i dati di altre reti sismiche locali, regionali e nazionali che appartengono ad altre istituzioni italiane o estere che sono acquisite in tempo reale dalla Sala Sismica dell’INGV.

Di seguito si descrivono le modalità con cui vengono forniti i dati relativi ai terremoti e i termini tecnici utilizzati.

Criteri per localizzare un terremoto e per comunicare al pubblico i dati relativi

La Sala Sismica dell’INGV di Roma localizza tutti i terremoti, anche i più piccoli, che avvengono sul territorio nazionale e nei mari che circondano l’Italia. È tenuta a darne notizia tramite comunicati al Dipartimento della Protezione Civile (DPC) e tramite web al pubblico per gli eventi sismici di magnitudo ≥ 2.5. In base all’Accordo Quadro con il DPC, l’INGV deve comunicare anche i terremoti di magnitudo ≥ 5.0 nel Mediterraneo e quelli di magnitudo ≥ 6.0 nel resto del mondo.

I parametri che definiscono un terremoto sono il tempo origine, l’ipocentro (coordinate geografiche e profondità) e la magnitudo. Altri parametri un po’ più complessi sono utilizzati dai sismologi per descrivere il processo di rottura che ha generato il terremoto e verranno mostrati in queste pagine informative.

Criteri di visualizzazione della LISTA TERREMOTI

La visualizzazione predefinita della Lista terremoti mostra gli eventi sismici di magnitudo ≥ 2.0 avvenuti in Italia negli ultimi 7 giorni. Ci sono delle visualizzazioni predefinite alternative a queste e pertanto sono previsti:

  • Intervalli temporali di 7 giorni, 30 giorni, 90 giorni, 365 giorni e dal 2005-04-01.
  • Valori minimi di magnitudo pari a 2.0, 3.0, 4.0, 5.5, ma è anche possibile visualizzare tutti i valori (Magnitudo qualsiasi).
  • Aree geografiche differenti: Italia, Mediterraneo, Mondo.
    • Italia: si visualizzano i terremoti localizzati nella zona individuata dalle seguenti coordinate geografiche: latitudine minima 35.00 N, latitudine massima 48.00 N, longitudine minima 6.00 E, longitudine massima 19.00 E;
    • Mediterraneo: si visualizzano i terremoti localizzati nella zona individuata dalle seguenti coordinate geografiche: latitudine minima 27.00 N, latitudine massima 48.00 N, longitudine minima 7.00 W, longitudine massima 37.50 E;
    • Mondo: si visualizzano i terremoti localizzati in tutto il mondo.

Considerando i Criteri per localizzare un terremoto e per comunicare al pubblico i dati relativi, descritti sopra, nel caso in cui si scelga Italia e Magnitudo qualsiasi verranno visualizzati tutti gli eventi sismici localizzati sul territorio nazionale e nei mari circostanti, indipendentemente dalla loro magnitudo.

Nel caso in cui si scelga Mediterraneo e Magnitudo qualsiasi verranno visualizzati tutti gli eventi sismici (dai più piccoli ai più forti) localizzati sul territorio nazionale e nei mari circostanti e i terremoti avvenuti nel resto del Mediterraneo di magnitudo ≥ 5.0. Per visualizzare meglio i terremoti avvenuti nel resto del Mediterraneo modificare la scelta relativa alla magnitudo alzando la soglia minima di visualizzazione.

Nel caso in cui si scelga Mondo e Magnitudo qualsiasi verranno visualizzati tutti gli eventi sismici (dai più piccoli ai più forti) localizzati sul territorio nazionale e nei mari circostanti, i terremoti avvenuti nel resto del Mediterraneo di magnitudo ≥ 5.0 e gli eventi sismici di magnitudo ≥ 6.0 nel resto del Mondo. Per visualizzare meglio i terremoti avvenuti nel resto del Mondo modificare la scelta relativa alla magnitudo alzando la soglia minima di visualizzazione.

Talvolta, se i dati sono disponibili, vengono comunicati anche terremoti di magnitudo minore di 5.0 nell’area euro-mediterranea e 6.0 nel resto del mondo.

Tempo origine del terremoto

Il tempo origine indica la data e l’ora in cui inizia la rottura lungo il piano di faglia. Si noti che i grandi terremoti possono avere processi di rottura che durano molte decine di secondi. Nella tabella iniziale di questo sito viene fornito il tempo origine nel fuso orario italiano ed in quello UTC (Tempo Coordinato Universale, il fuso orario di riferimento da cui tutti gli altri fusi orari del mondo vengono calcolati). I sismologi usano UTC per uniformarsi ad una unica misura temporale e, quindi, evitare confusione causata dai fusi orari locali e dall’ora legale. Sulle pagine dei singoli eventi, è disponibile anche il tempo origine in base all’ora italiana, e per i terremoti che avvengono in zone con fuso orario diverso da quello italiano viene indicato anche l’orario all’epicentro.

L'ora locale italiana è UTC +1 ora quando è in vigore l'ora solare e UTC +2 ore quando è in vigore l'ora legale.

Localizzazione dell’epicentro (latitudine e longitudine)

Un terremoto comincia a rompere la crosta all’ipocentro, definito come il punto in profondità dove inizia la rottura delle rocce o lo scorrimento della faglia e dal quale le onde sismiche si propagano in tutte le direzioni. L’ipocentro è definito da una posizione sulla superficie della Terra (epicentro) e da una profondità al di sotto di questo punto (profondità focale).

Le coordinate dell’epicentro sono espresse in unità di latitudine e longitudine. La latitudine è il numero di gradi nord (N) o sud (S) dall’equatore e varia da 0 all’equatore a 90 ai poli. La longitudine è il numero di gradi est (E) o Ovest (W) dal primo meridiano che attraversa Greenwich, in Inghilterra. La longitudine varia da 0 (a Greenwich) a +/-180 a seconda se a E o W di Greenwich, rispettivamente. Le coordinate sono date nel sistema di riferimento WGS84.

Profondità dell’ipocentro

La profondità dell’ipocentro è il punto in profondità dove inizia la rottura delle rocce o lo scorrimento della faglia. Questa profondità è relativa al livello medio del mare. A volte, quando la profondità è scarsamente vincolata da dati sismici disponibili, il sismologo in Sala Sismica imposta la profondità a un valore fisso. Ad esempio, 10 km è spesso usato come una profondità predefinita per i terremoti che si pensa siano superficiali, quando la profondità non può essere calcolata in modo soddisfacente dai dati.

Magnitudo

I sismologi indicano la dimensione di un terremoto in unità di magnitudo. Sono molti e diversi tra loro i modi con cui la magnitudo è misurata a partire dai sismogrammi perché ogni metodo funziona solo su un intervallo limitato di magnitudo e di distanze epicentrali, oltre che con differenti tipi di sismometri. Alcuni metodi sono basati su onde di volume (che viaggiano in profondità all’interno della struttura della Terra), alcuni basati su onde superficiali (che viaggiano soprattutto lungo gli strati superficiali della Terra) e alcuni basati su metodologie completamente diverse. Tuttavia, tutti i metodi sono progettati per raccordarsi ben oltre l’intervallo di magnitudo dove sono affidabili. Valori preliminari di magnitudo, basati su dati incompleti ma disponibili già dopo poche decine di secondi dal terremoto vengono comunicati al Dipartimento della Protezione Civile e riportati su web. Tali valori preliminari di magnitudo, che possono differire dalla magnitudo definitiva anche notevolmente (circa 0.5), sono sufficienti per scopi di protezione civile e sono sostituiti da stime più accurate di magnitudo non appena altri dati sono disponibili. Nella maggior parte dei casi, la prima stima della magnitudo fornita dalla Sala Simica dell’INGV di Roma è la magnitudo Richter o magnitudo locale ML. Per eventi di magnitudo maggiore di circa 3.5, se ci sono dati disponibili, si calcola il meccanismo focale con la tecnica del Time Domain Moment Tensor (TDMT, http://cnt.rm.ingv.it/tdmt) e si ottiene anche la Magnitudo Momento Mw.

La magnitudo del terremoto è una misura logaritmica della dimensione del terremoto. In termini semplici, questo significa che alla stessa distanza dal terremoto, lo scuotimento sarà 10 volte più grande per un terremoto di magnitudo 5 di quello causato da un terremoto di magnitudo 4. La quantità totale di energia rilasciata dal terremoto, tuttavia, aumenta di un fattore 32 per ogni unità di magnitudo.

Zona

Nella Lista Terremoti e nella pagina Dati Evento viene indicato il Comune italiano più vicino o la zona in cui è avvenuto il terremoto. Questa indicazione si ottiene prendendo il Comune il cui Municipio è il più vicino all’epicentro. Le coordinate dei Municipi utilizzate sono quelle pubblicate da Istat. Le zone in mare molto vicine alle coste e alle aree di confine italiano sono determinate da una regionalizzazione definita dall’INGV.

Per il resto del mondo vengono utilizzate le seguenti regionalizzazioni:

Comuni entro 20 km dall’epicentro e Città più vicine con almeno 50000 abitanti

Nella pagina Dati Evento sono indicati i Comuni, il cui municipio dista fino a 20 km dall’epicentro; vengono inoltre indicati la provincia, la distanza dall’epicentro e il numero di abitanti sulla base dei dati Istat.

Sono anche mostrate le città più vicine con almeno 50000 abitanti che distano fino a 100 km dall’epicentro. Sono indicate la distanza e la direzione dell’epicentro del terremoto rispetto alla città. Queste distanze sono calcolate rispetto al municipio della città e possono avere degli errori sia a causa della incertezza della localizzazione epicentrale (tipicamente uno o più chilometri) sia a causa della impossibilità di descrivere la posizione di una città con un singolo valore di longitudine e latitudine.

Fonti ISTAT

Le coordinate dei municipi italiani sono quelle pubblicate da ISTAT:

Tipi Evento

  • terremoto
  • not reported
  • evento antropogenico
  • crollo
  • cavity collapse
  • mine collapse
  • building collapse
  • esplosione
  • esplosione accidentale
  • esplosione chimica
  • esplosione controllata
  • esplosione sperimentale
  • esplosione industriale
  • esplosione in miniera
  • esplosione in cava
  • road cut
  • blasting levee
  • esplosione nucleare
  • induced or triggered event
  • rock burst
  • reservoir loading
  • fluid injection
  • fluid extraction
  • crash
  • plane crash
  • train crash
  • boat crash
  • other event
  • atmospheric event
  • sonic boom
  • sonic blast
  • acoustic noise
  • thunder
  • avalanche
  • snow avalanche
  • debris avalanche
  • hydroacoustic event
  • ice quake
  • slide
  • frana
  • rockslide
  • meteorite
  • eruzione vulcanica
  • non esistente
  • testing

Sismicità e Pericolosità

Nella pagina Sismicità e Pericolosità sono mostrate 4 mappe con la Sismicità recente e storica e due mappe con la Pericolosità sismica.

Le tre mappe della Sismicità recente mostrano l’attività sismica della zona in tre diversi intervalli temporali per inquadrare il terremoto avvenuto nel contesto della sismicità del recente passato o per visualizzare l’evoluzione temporale della sismicità in caso di sequenze sismiche.

Nella mappa dei terremoti degli ultimi 3 giorni sono riportati gli epicentri di tutti i terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale nelle ultime 72 ore (3 giorni). La grandezza del cerchio indica le diverse classi di magnitudo. I colori indicano i differenti intervalli temporali: i cerchi rossi sono gli eventi sismici localizzati nell’ultima ora, i cerchi arancioni sono quelli localizzati nelle ultime 24 ore, i cerchi gialli sono gli eventi sismici localizzati nelle ultime 72 ore. La stella bianca e nera è l’epicentro del terremoto avvenuto.

Nella mappa dei terremoti degli ultimi 90 giorni sono riportati gli epicentri dei terremoti con magnitudo ≥ 1.0 localizzati dalla Rete Sismica Nazionale negli ultimi 90 giorni. La grandezza del cerchio indica le diverse classi di magnitudo. I colori indicano i differenti intervalli temporali: i cerchi rossi sono gli eventi sismici localizzati nell’ultima ora, i cerchi arancioni sono quelli localizzati nelle ultime 24 ore, i cerchi gialli sono gli eventi sismici localizzati nelle ultime 72 ore, i cerchi blu sono gli eventi sismici localizzati nei giorni precedenti. La stella bianca e nera è l’epicentro del terremoto avvenuto.

Nella mappa dei terremoti dal 1985 ad oggi sono riportati gli epicentri dei terremoti con magnitudo ≥ 2.5 localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dal 1985 ad oggi. La grandezza del cerchio indica le diverse classi di magnitudo. I colori indicano i differenti intervalli temporali: i cerchi rossi sono gli eventi sismici localizzati nell’ultima ora, i cerchi arancioni sono quelli localizzati nelle ultime 24 ore, i cerchi gialli sono gli eventi sismici localizzati nelle ultime 72 ore, i cerchi blu sono gli eventi sismici localizzati nei giorni precedenti. La stella bianca e nera è l’epicentro del terremoto avvenuto.

La Sismicità del passato è mostrata nella mappa dei forti terremoti dall’anno 1000 al 2006, dove sono riportati i terremoti del catalogo storico CPTI11 (Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani, versione 2011) con magnitudo stimata ≥ 5.0 dall’anno 1000 all’anno 2006. La grandezza del quadrato indica le diverse classi di magnitudo. Per gli eventi di magnitudo stimata ≥ 6.0 è indicato l’anno in cui è avvenuto il terremoto e la sua magnitudo. La stella bianca e nera è l’epicentro del terremoto avvenuto.

Nella sezione dedicata alla Pericolosità sismica sono mostrate due mappe: la Mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale e la pericolosità sismica dell’area, un particolare del modello di pericolosità sismica del territorio nazionale nella zona dove è avvenuto il terremoto.

Con pericolosità sismica si intende lo scuotimento del suolo atteso in un sito a causa di un terremoto. Essendo prevalentemente un’analisi di tipo probabilistico, si può definire un certo scuotimento solo associato alla probabilità di accadimento nel prossimo futuro. Non si tratta pertanto di previsione deterministica dei terremoti, obiettivo lungi dal poter essere raggiunto ancora in tutto il mondo, né del massimo terremoto possibile in un’area, in quanto il terremoto massimo ha comunque probabilità di verificarsi molto basse.

Nel 2004 è stata rilasciata questa mappa della pericolosità sismica (http://zonesismiche.mi.ingv.it) che fornisce un quadro delle aree più pericolose in Italia. La mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale (GdL MPS, 2004; rif. Ordinanza PCM del 28 aprile 2006, n. 3519, All. 1b) è espressa in termini di accelerazione orizzontale del suolo con probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni, riferita a suoli rigidi (Vs30>800 m/s; cat. A, punto 3.2.1 del D.M. 14.09.2005).

I colori indicano i diversi valori di accelerazione del terreno che hanno una probabilità del 10% di essere superati in 50 anni. Indicativamente i colori associati ad accelerazioni più basse indicano zone meno pericolose, dove la frequenza di terremoti più forti è minore rispetto a quelle più pericolose, ma questo non significa che non possano verificarsi.

Impatto

Nella pagina Impatto sono mostrate 3 mappe dello Scuotimento sismico e una mappa del Risentimento sismico.

Nella mappa degli effetti del terremoto è riportata la distribuzione degli effetti del terremoto sul territorio, espressi in termini di intensità in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg). Le intensità sono determinate considerando tutte le segnalazioni pervenute dai cittadini con la compilazione dell’apposito questionario al sito web http://www.haisentitoilterremoto.it. I dati così raccolti sono trattati con un filtro automatico di tipo statistico, ma non sono verificati singolarmente. In particolare le intensità maggiori o uguali al grado 6 della scala MCS necessitano della verifica sul posto da parte di personale specializzato.

Le dimensioni dei cerchi sono proporzionali al numero di questionari elaborati per ciascun comune per ottenere la stima dell’intensità, mentre i colori si riferiscono alle intensità associate ad ogni comune in scala MCS. La stella viola è l’epicentro del terremoto avvenuto. Questa mappa viene aggiornata ogni qualvolta i cittadini compilano nuovi questionari. In alto a destra sono mostrati il numero dei questionari elaborati per ottenere la mappa stessa, e la data e l’ora dell’ultimo aggiornamento.

Le tre mappe mostrano i risultati dell’elaborazione denominata ShakeMap per la stima dei parametri di scuotimento del suolo sulla base dei dati registrati dai sismometri e dagli accelerometri e delle successive interpolazioni basate sulle conoscenze sismologiche. Le mappe di scuotimento - ShakeMap - sono calcolate solo a fini di ricerca e danno esclusivamente stime indicative dello scuotimento prodotto dal terremoto. Sono calcolate automaticamente dai dati strumentali registrati dalle stazioni sismiche ed aggiornate man mano che nuovi dati diventano disponibili. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito http://shakemap.rm.ingv.it/.

La stella rossa è l’epicentro del terremoto avvenuto. I triangoli rossi indicano le stazioni accelerometriche e velocimetriche dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e i triangoli blu le stazioni accelerometriche del Dipartimento della Protezione Civile. Triangoli di altri colori appartengono ad altre reti (http://shakemap.rm.ingv.it/).

Nella mappa dello scuotimento (intensità) è riportata la distribuzione delle intensità strumentali. La scala utilizzata è la Scala Mercalli Modificata (MMI - Modified Mercalli Intensity) e si basa sui valori registrati di effettivo scuotimento del suolo in termini di accelerazione e velocità del suolo. In generale, la scala dell’intensità Mercalli si basa sugli effetti che lo scuotimento induce e che viene riportata da un osservatore.

Nella mappa dello scuotimento (accelerazione) è riportata la distribuzione delle accelerazioni di picco registrate, espresse in percentuale di g, l’accelerazione di gravità = 9.81 m/s2.

Nella mappa dello scuotimento (velocità) è riportata la distribuzione delle velocità di picco espresse in cm/s.

Time Domain Moment Tensor

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) calcola abitualmente i momenti tensori per i terremoti con ML >=3.5 che accadono in Italia o nei paesi confinanti. Le soluzioni del momento tensore sono ottenute automaticamente tra 6 e 9 minuti dopo il verificarsi di un evento sismico utilizzando la tecnica del Time Domain moment Tensor sviluppata all’Università di Berkeley (guarda anche http://seismo.berkeley.edu/~dreger/mtindex.html). L’algoritmo utilizzato inverte tutte e tre le componenti delle forme d’onda in velocità per ottenere una stima della della cinematica dell’evento per una sorgente puntiforme. Le forme d’onda sono registrate da stazioni sismiche a larga banda localizzate ad una distanza locale o regionale dall’evento. Solitamente un analista rivede la soluzione automatica e posta su questo sito web la soluzione rivista.

Modello di velocità

I sismogrammi sintetici utilizzati nel calcolo del momento tensore sono ottenuti utilizzando modelli di velocità mono-dimensionali a strati piani e paralleli e lateralmente omogenei. Tali modelli sono calibrati regionalmente per le aree in studio.

Modello di velocità CIA

MODELLO DI VELOCITÀ CIA è stato ottenuto per l’Appennino Centrale integrando dati di sismica a riflessione con misure sulla dispersione di onde di superficie e informazioni derivanti da studi sulle receiver functions di onde P derivanti da terremoti a distanze telesismiche [Herrmann et al. (2011)].

Meccanismo focale

Il meccanismo focale è ottenuto utilizzando il software MoPaD con proiezione conica conforme di Lambert (Krieger L. and Heimann S., Seismol. Res. Lett., 83(3):589-595, 2012).

Qualità del TDMT

La Tabella illustra come viene calcolata la qualità della soluzione (Q). Q è calcolata a partire dalla percentuale di variance reduction, che misura la bontà del fit tra i dati e si sintetici, dalla percentuale di doppia coppia e dal numero di stazioni utilizzate nell’inversione.

Qualita TDMT

References

  • Scognamiglio L., E. Tinti, and A. Michelini, (2009). Real-time determination of seismic moment tensor for italian region, Bull. Seism. Soc. of Am., Vol. 99, No. 4, pp. 2223-2242, doi:10.1785/0120080104.
  • Scognamiglio L., E. Tinti, A. Michelini, D. S. Dreger, A. Cirella, M. Cocco, S. Mazza and A. Piatanesi (2010). Fast determination of moment tensors and rupture history: what has been learned from the 6 april 2009 l'aquila earthquake sequence. Seismological Research Letters, Vol. 81.No. 6, pp. 892-906 doi: 10.1785/gssrl.81.6.892.
  • Scognamiglio L., L. Margheriti, F. M. Mele, E. Tinti, A. Bono, P. De Gori, V. Lauciani, F. P. Lucente, A. G. Mandiello, C. Marcocci, S. Mazza, S. Pintore, M. Quintiliani, (2012). The 2012 pianura padana emiliana seimic sequence: locations, moment tensors and magnitudes. Annals of Geophysics, 55, 4, doi: 10.4401/ag-6159.
  • Dreger, D. S., L. Gee, P. Lombard, M. H. Murray, and B. Romanowicz (2005). Rapid finite-source analysis and near-fault strong ground motions: Application to the 2003 Mw 6.5 San Simeon and 2004 Mw 6.0 Parkfield earthquakes. Seismological Research Letters 76 (1), 40–48.
  • Dreger, D. S., 2003,TDMT_INV: Time Domain Seismic Moment Tensor INVersion, International Handbook of Earthquake and Engineering Seismology, Volume 81B, p 1627.
  • Herrmann, R.B., L. Malagnini, and I. Munafò (2011), Regional moment tensor of the 2009 L’Aquila earthquake sequence, Bull. Seismol. Soc. Am., 101 (3), 975-993, doi:10.1785/0120100184
  • Dreger, D. S., and D. V. Helmberger (1993), Determination of Source Parameters at Regional Distances with Single S tation or Sparse Network Data, Journ. Geophys. Res., 98, 8107-8125.
  • Krieger, L., and S. Heimann (2012). MoPaD - Moment Tensor Plotting andDecomposition: A Tool for Graphical and Numerical Analysis of Seismic Moment Tensors. Seismological Research Letters. Electronic Seismologist, May/June 2012 v. 83 no. 3 589-595. http://www.seismosoc.org/publications/SRL/SRL_83/srl_83-3_es_I/

Il Bollettino Sismico Italiano

I parametri dei terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale Italiana, localizzati nella sala di monitoraggio INGV di Roma, sono immediatamente disponibili sul web alla pagina http://cnt.rm.ingv.it/ e nell’Italian Seismological Instrumental and parametric Data-base (ISIDe) http://iside.rm.ingv.it/iside/standard/index.jsp.

Gli analisti del Bollettino Sismico Italiano ricontrollano i parametri di tutti i terremoti ottenuti inserendo pesi e polarità degli arrivi delle onde sismiche e integrando i dati letti in sala con tutti quelli disponibili nel sistema di acquisizione.

Dal 1985 i dati del Bollettino Sismico Italiano sono consultabili nel data-base ISIDe http://iside.rm.ingv.it/iside/standard/index.jsp?page=bulletin. Per il periodo che va dal Gennaio 2002 al 16 Aprile 2005 tali dati, in formato GSE, sono reperibili anche nella pagina http://bollettinosismico.rm.ingv.it/; mentre per il periodo che va da Gennaio 2012 ad oggi il bollettino è reperibile in formato QuakeML in http://iside.rm.ingv.it/iside/standard/index.jsp?page=bulletin ed in questo sito.

Dal 2015 all’indirizzo http://cnt.rm.ingv.it/bsi è presente il Bollettino Sismico Italiano (BSI): per ogni quadrimestre è disponibile per il download in formato QuakeML, inoltre  è disponibile un documento tecnico (in italiano formato pdf) nel quale sono descritte le principali caratteristiche della sismicità e della rete sismica italiana ed è specificato il gruppo di lavoro. Un DOI viene attribuito ad ogni uscita quadrimestrale per rendere facilmente citabile il lavoro del gruppo  BSI.

StationXML

Lo scopo dello schema FDSN StationXML è quello di definire una rappresentazione XML delle principali e più usate strutture del SEED 2.4.

L'obiettivo è quello di mappare i volumi dataless SEED su tale schema con la minor perdita di informazione possibile cercando di semplicarne la rappresentazione. Inoltre, sono stati aggiunti alcuni contenuti e descrizioni dove non definiti direttamente dallo standard SEED.

Quando le definizioni dei parametri non vengono ben definite dallo schema ci si può riferire alle descrizioni contenute nel manuale SEED.

Maggiori dettagli e informazioni disponibili qui http://www.fdsn.org/xml/station/

QuakeML

QuakeML è una rappresentazione XML flessibile, estensibile e modulare di dati sismologici sviluppato per coprire una vasta gamma di campi di applicazione in sismologia moderna.

QuakeML è uno standard aperto ed è stato sviluppato da un team distribuito in maniera collaborativa trasparente. QuakeML inizialmente (fino alla versione 1.2) copriva solo le descrizioni di base per gli eventi sismici, comprese quelle relative ai tensori momento.

L'approccio flessibile di QuakeML permette ulteriori estensioni dello standard al fine di rappresentare le forme d'onda, le informazioni macrosismiche, le funzioni di densità di probabilità, le distribuzioni di slittamento, le mappe di scuotimento, e altro ancora.

Maggiori dettagli e informazioni disponibili qui https://quake.ethz.ch/quakeml

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Open Data e Webservices

Per open data (“dati aperti”) si intendono informazioni accessibili online, disponibili in un linguaggio macchina utilizzabile da comuni programmi per elaboratore, associati a metadati e liberamente riutilizzabili dagli utenti.

Il CNT fornisce le informazioni relative agli eventi sismici localizzati tramite un servizio web basato su un formato ampiamente diffuso nella comunità sismologica internazionale: il QuakeMl.

Il webservice Event FDSNWS è disponibile all'indirizzo: http://webservices.rm.ingv.it/fdsnws/event/1/

Licenza

I dati e i risultati pubblicati su queste pagine dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sono distribuiti sotto licenza Creative Commons Attribution 4.0 International License. Basato su un lavoro presso Centro Nazionale Terremoti.

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